di Graziella Nicolosi

Foto servizio di Vincenzo Musumeci

1VIAGRANDE (CATANIA) – Ragionare insieme sul futuro della radio: è quello che hanno provato a fare ieri pomeriggio i partecipanti al secondo meeting della comunicazione radiofonica, organizzato da Viagrande Studios e Radio Academy, e moderato da due note voci della radio catanese come Ubaldo Ferrini e Paola Quattrocchi.

Per il secondo anno consecutivo i promotori hanno chiamato all’appello i rappresentanti delle radio di tutta la Sicilia (e non solo), per confrontarsi sui grandi temi del mondo radiofonico. Un’esperienza inedita per la nostra Regione, che soffre più di altre la crisi economica e la conseguente contrazione degli sponsor.

Presenti all’incontro editori, direttori artistici, giornalisti, speaker e fonici, giovani e meno giovani, che si sono alternati nel raccontare in breve le loro esperienze e quelle che a loro avviso sono le criticità da risolvere.

Impossibile non parlare delle web radio, che in poco tempo hanno rivoluzionato il mondo della radiofonia, “un po’ come è accaduto per le testate online nel giornalismo”, ha osservato Daniele Lo Porto, direttore del nostro Sicilia journal, che ha trasmesso in streaming l’incontro di Viagrande. “Il web ha stravolto le consuetudini dell’informazione e della radio – ha aggiunto – ma non può ignorare due requisiti essenziali come la professionalità e la qualità”. “Il mio auspicio è che le web radio vengano regolamentate al più presto come le emittenti in Fm”, ha commentato Giuseppe Favara, editore di Radio Bidi sound. Per Pino Giacchi di Canale 66, “è importante costruire una sinergia comune tra le diverse realtà: radio in fm, sul web e televisioni, sempre più unite da esigenze comuni”.2

Altra novità recente viene dai social network, che secondo Alfredo Porcaro, responsabile aziendale di Consulenza radiofonica di Roma, risultano indispensabili per chi oggi voglia fare radio, “un po’ come accadeva negli anni ’80 con le telefonate che univano con un filo diretto l’emittente agli ascoltatori”. Porcaro ha puntato il dito contro la tendenza delle radio locali a “scimmiottare i grandi network nazionali, senza valorizzare il proprio territorio”.

“È un dato di fatto che la radio più ascoltata in Sicilia non sia siciliana”, ha puntualizzato Nino Giuliano, direttore artistico della palermitana Rgs, che ha lanciato l’idea di un’alleanza trasversale fra le emittenti regionali. Ipotesi sposata anche dal ragusano Francesco Adamo, voce storica di Radio Mediterraneo, per cui “sarebbe importante creare una grossa realtà radiofonica siciliana”.

La mancanza di fondi per gli imprenditori-editori siciliani è un problema che non si può trascurare: “Le idee ci sono – ha osservato Enzo Stroscio, editore di Radio Globus – ma come possiamo essere competitivi se mancano i soldi necessari?”. “Quella fra noi editori è una guerra fra poveri, in cui cerchiamo di imitarci l’un l’altro spendendo però il meno possibile. Un atteggiamento fallimentare”, ha denunciato Emilio Raciti, direttore responsabile di Radio Universal.

“La verità è che, dopo l’esperienza delle radio libere, fatte da volontari, questo mezzo di comunicazione per molti era diventato un lavoro a tutti gli effetti: c’erano gli sponsor e quindi le risorse. Ora che gli investimenti pubblicitari si sono contratti, il sistema è entrato in crisi”, ha fatto notare Mimmo Messina, editore della testata online Meridionews. Gli ha fatto eco Roberto Maiolino, speaker di Radio Fantastica: “La pubblicità arriva se creiamo un contenuto di qualità. L’idea di cercare solo gli sponsor amici senza lavorare sui programmi, con il tempo si rivela perdente”. Sulla stessa lunghezza d’onda il conduttore di Videomediterraneo, Ettore Tortorici, per il quale “occorrono investimenti maggiori sui format e sugli autori”, aggiungendo che “siamo schiavi delle major discografiche e questo uccide le radio locali”.

La tendenza al risparmio ha riguardato in primo luogo gli speaker. Per Luigi D’Angelo, direttore responsabile di Meridionews, “negli ultimi anni gli editori hanno investito più sulla tecnologia che sulle voci. Ma non si può mettere il primo che capita davanti ad un microfono, non tutti sono adatti a questo mestiere”. Secondo Alfredo Giarrizzo, editore di Radio Studio Centrale, occorre contestualizzare la radio nel mondo in cui viviamo: “Il ruolo dello speaker è cambiato: oggi non deve avere necessariamente una voce straordinaria – anche perchè in giro ce ne sono poche – ma deve essere soprattutto un intrattenitore”. Antonello Musmeci, conduttore e doppiatore di successo, ha rivendicato la necessità di preparare al meglio queste figure: “Bisogna professionalizzare il ruolo dello speaker; una grande voce non basta se l’accompagnano cultura e personalità”. “Formare i giovani e dare loro il giusto spazio è un imperativo”, ha sottolineato Giovanni Gianni, editore di Radio Sud orientale.

A tenere le redini della radio dovrebbe essere un direttore artistico. Già, dovrebbe: perché, in tempo di crisi, emittenti piccole come la Studio Tre di Totò Sanfilippo “non possono neanche lontanamente permetterselo”. Un esperimento interessante a tal proposito viene da Radio Stonata, emittente nata sul web nella quale – racconta Francesco Garozzo – “da Londra il direttore artistico riesce a gestire il lavoro di tutti gli speaker”.

3E i contenuti? Qui il dibattito si è fatto più animato. C’è chi, come il giornalista Giacomo Cagnes (Radio Montecarlo e radio Fantastica), sostiene “la funzione educatrice della radio”, che “deve fornire programmi di approfondimento ragionato, condotti da professionisti autorevoli e preparati a 360 gradi”. Dello stesso avviso il collega Nello Pappalardo, che ha parlato della necessità di “un’informazione corretta a tutti gli effetti, anche in ambito pubblicitario”. Altri invece, come Michele Rapisarda, editore di Radio Smile, e Gianfranco Comis, conduttore insieme a Giuseppe Castiglia del fortunato “Allakatalla” su Radio Fantastica, rivendicano la bontà dei programmi di intrattenimento, perché “la gente ha bisogno di ridere, e regalare un sorriso agli ascoltatori non costa nulla”.

In posizione mediana due voci d’eccellenza dell’emittenza radiofonica come Salvino Donzella e Nicola Savoca. Per il primo, editore di Radio Antenna Iblea, “la radio è un contenitore ampio, in cui c’è posto per tutti i programmi, di informazione di intrattenimento, purchè fatti bene”. Il secondo, direttore responsabile di Radio Flash, ha rimarcato il concetto ricordando l’esempio di una trasmissione “leggera” quale “La zanzara”, che pur andando in onda su una radio istituzionale come Radio 24, ha ottenuto un successo clamoroso.

Tra i programmi più diffusi negli ultimi anni un posto di rilievo spetta ai format che danno visibilità ai giovani talenti artistici. È il caso di “Missione radio” e “Stasera che sera”, trasmessi da numerose emittenti  radiofoniche di tutta Italia. A condurli sono due calabresi, rispettivamente Franco Affilastro e Biagio Pepe, giunti ieri a Viagrande per confrontarsi con il mondo radiofonico siciliano, con cui condividono la volontà di ritagliarsi uno spazio di autonomia rispetto all’omologazione schiacciante dei grandi network nazionali.

Al di là del contenuto scelto, per tutte le emittenti rimane l’esigenza di aumentare gli ascolti, e soprattutto di catturare l’interesse dei più giovani “che ormai ascoltano la musica su internet, tra Youtube e Spotify”, evidenzia Antonio Blanco di Radio Elleuno. “Quegli stessi giovani però interagiscono molto con le radio tramite i social network”, precisa Chiara Chines, conduttrice di Radio Smile.4

Da segnalare infine la proposta di Francesco Lamiani di Blog Sicilia, che con il collega di Adnkronos Francesco Bianco ha illustrato il caso di alcune emittenti radiofoniche romane, capaci di creare business fornendo agli ascoltatori informazioni continue sul traffico automobilistico. Vista la situazione delle strade siciliane, chissà che non si possa prendere a modello.

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