di Daniele Lo Porto

CATANIA – La querelle giudiziaria tra Enrico Castiglione e Alberto Veronesi, con tanto di sentenza del TAR a favore del primo, ha un’origine squisitamente politica e non certo artistica. Il “cigno” Vincenzo Bellini è un pretesto per consumare sgarbi e vendette, tanto per intenderci. Il “Festival belliniano”, infatti, in quegli anni si  era riprodotto in modo innaturale e la paternità della denominazione era reclamata da entrambi i musicisti. Cosa c’entra la politica? C’entra, c’entra, come c’entra quasi sempre nelle vicende siciliane. In quegli anni governava, in modo indimenticabile, a Palermo Raffaele Lombardo che cercava in tutti i modi di lanciare nel firmamento politico il suo gracile Movimento per l’autonomia.  La carica di presidente di Regione ha sempre e comunque il suo fascino ed è difficile restarne indifferenti. Così è “sedotto” anche il musicista Alberto Veronesi, figlio del più noto Umberto, che viene cooptato come ambasciatore dell’Mpa nella sua lontana Lombardia. Il 20 febbraio 2009 padre e figli presenziano da protagonisti all’inaugurazione della sede milanese del movimento di Lombardo; il 15 marzo l’Alberto musicista prestato alla politica fa da trait d’union tra Lega Nord e Mpa che si coalizzano contro il centralismo romano; a metà giugno ancora lui, Alberto Veronesi, annuncia l’appoggio del partito della colomba, che mai volerà alto, al candidato del centrosinistra Filippo Penati, candidato alla presidenza della Provincia di Milano.  Che l’Mpa qualche tempo prima fosse stato gratificato con l’elezione di alcuni parlamentari in collegi sicuri in quota Forza Italia è un particolare del tutto trascurabile. Insomma, Il presidente della Regione non può che gratificare con l’elargizione di risorse rilevanti il festival belliniano del maestro Veronesi che tanto si è speso per la causa del partito dello stesso presidente della Regione.

Ed Enrico Castiglione che c’entra? C’entra, c’entra. Lui è una stella ma, a differenza di altre più contenute, non si limita a guardare. Opera. Porta avanti il suo progetto di festival belliniano, potendo utilizzare la sponda parentale del cugino Giuseppe Castiglione, all’epoca presidente della Provincia di Catania. Il maestro non ci tiene a sottolineare pubblicamente la vicinanza a un così illustre cugino, ma di sicuro questa gli porta qualche beneficio concreto. Naturalmente i forzieri della Regione Siciliana per lui sono blindatissimi. Tra Lombardo e la famiglia allargata Firrarello-Castiglione non corre buon sangue, diciamo anzi che di sangue ne scorre molto, politicamente parlando. Sono su fronti contrapposti da anni, si fanno la guerra fredda e calda. Non rinunciano ad alcuna occasione per sciabolate al bersaglio grosso. Insomma, Castiglione può chiedere, ma mai gli sarà dato. E ricorre alla carta bollata.

Lo sgarbo politico finisce al Tar, con relativi costi.  Di questi giorni la sentenza. E Bellini, tirato per la giacchetta, a destra e sinistra, siamo sicuri che si starà rivoltando nella tomba.

Daniele Lo Porto

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