FB_IMG_1426356408978

CATANIA  – “Violenza di genere,  parole di una questione femminile”. Il titolo e il sottotitolo lasciano intendere che il problema sia solo della sfera femminile, perchè la violenza ricade sulle donne, ma in realtà è una questione di genere, cercando sul vocabolario Treccani la definizione del termine “genere”: termine indicante una nozione che comprende in sè più specie o rappresenta ciò che è comune a più specie. Per estensione indica la specie umana, in questo caso.

“Se esistono questi drammi esistono non soltanto sulle donne, ma anche sui bambini, sugli anziani, di ciò non si dovrebbero occupare le associazioni femminili, ma dovrebbero occuparsene le associazioni maschili, semmai esistono. Da qui bisognerebbe partire”. Queste le parole introduttive di Katerina Papatheu, presente insieme agli scrittori Cristina Obber e Francesco Zarzana anche regista teatrale, Giuseppe Vecchio (Docente di diritto civile presso Università di Catania) e Salvo Pulvirenti presidente dell’Associazione “Mani Amiche”.

Le Nazioni Unite nel 1993 in occasione della Conferenza Mondiale sulla  Violenza contro le donne tenutasi a Vienna, la definiscono come “ogni atto legato alla differenza di sesso che provochi o possa provocare un danno fisico, sessuale, psicologico o una sofferenza della donna, compresa la minaccia di tali atti, la coercizione o l’arbitraria privazione della libertà sia nella vita pubblica che nella vita privata” (Art. 1, Dichiarazione delle Nazioni Unite sull’eliminazione della Violenza contro le Donne, Vienna, 1993)

Una gravissima forma di discriminazione e una violazione dei diritti fondamentali alla vita, alla libertà, alla sicurezza, alla dignità, all’integrità fisica e mentale, nonchè all’uguaglianza tra i sessi. La violenza contro le donne è un fatto di cultura, che non riesce risolversi, in quanto spesso i genitori trasferiscono un modello culturale edonistico ai figli, un’immaturità che degenera in violenza

Spesso, quando una donna subisce una violenza si cercano in lei i fattori che possano essere ritenuti la causa dell’abuso subito. Un abito troppo corto, un bicchiere di vino di troppo, un atteggiamento provocante o altro possono davvero giustificare il comportamento di un aggressore o di un assassino?

Nonostante millenni di evoluzione antropologica e socioculturale, spesso gli uomini vengono descritti come vittime degli istinti più bassi, per loro natura, e spetta alle donne non suscitare simili istinti; non ci preoccupa di istruire la società spiegando che la facoltà di pensiero ci permette di non essere solo istinto, ma anche razionalità, ci consente di distinguere ciò che è giusto da ciò che non lo è, il bene dal male. Siamo animali, certo non ‘bestie’.

Dall’indagine che scaturisce dal comitato delle Nazioni Unite è emerso che una donna su 10 ha subito una qualche forma di violenza sessuale dall’età di 15 anni e una su 20 è stata vittima di stupro, poco più di una donna su 5 è stata vittima di violenza fisica o psicologica inflitta dal partner attuale o precedente.

152 omicidi di donne nel 2014 su 452 omicidi totali.

Le donne vengono uccise principalmente da un ‘orco’ che si trova all’interno del contesto familiare.

Bibliografia vastissima quella che ha realizzato la scrittrice e giornalista Cristina Obber, cercando empaticamente di confrontarsi non solo con le vittime di violenza, ma anche con chi si è macchiato del reato, andando a trovare nelle carceri gli imputati. Dal suo esame si trattava di uomini che non mostravano alcun segno che lasciasse trasparire una qualche avvisaglia di irrazionalità, non c’era alcuna traccia dell’orco nei loro volti. Volti comuni, professioni stimate  per possibili mostri.

Francesco Zarzana autore di Sguardi Liberi aiuta a riflettere sul concetto di libertà, legalità e giustizia.  Ha raccontato nei suoi scritti e nelle sue pièce teatrali la storia delle donne migranti, noto a Catania per aver organizzato il Book Festival, si occupa di sensibilizzare le nuove generazioni organizzando incontri nelle scuole.

L’istruzione e l’educazione sembrano essere lo strumento migliore per contrastare questo sistema di timori e tensioni all’interno del quale la società contemporanea si trova imbrigliata. L’essere umano non è solo corpo distinto binariamente in maschile e femminile, ma anche identità , insieme di esperienze, di condizionamenti familiari e di quelli esterni, pertanto è un dovere di chi mette al mondo un figlio occuparsi non solo della sua istruzione, ma soprattutto della sua educazione, affinchè gli adulti di domani possano essere soggetti consapevoli, umani, che privi di stereotipi di genere possano lottare contro il fenomeno della discriminazione e migliorarsi.

La violenza di genere è solo una delle tante facce della violenza con la quale la società contemporanea si confronta tutti i giorni; così come le discriminazioni di genere o di razza, l’iniqua distribuzione del potere, e la concentrazione del denaro, che di fatto alimenta disuguaglianza e priva l’essere umano della libertà di realizzarsi come tale.

“La cultura può guarire” sostiene l’assessore Orazio Licandro, invita a lanciare un seme, che possa germogliare per una società migliore.

“La donna è un uomo mutilato” Aristotele

Anna Agata Mazzeo

 

Diffondi la notizia!Share on FacebookShare on Google+Share on LinkedInTweet about this on TwitterEmail this to someone

Scrivi