Catania – Attraente, lunghi capelli ondulati e una grande voglia di raccontarsi, l’attrice Annamaria Spina, che incontriamo ad Acireale in una mattina  soleggiata, si sofferma volentieri a parlare della battaglia che conduce da anni contro la violenza sulle donne. Vicepresidente di “Donna talento”, tra gli eventi e gli spettacoli promossi dall’associazione “Athena Production” (presieduta da Carlo Bonfiglio che l’accompagna), l’artista ne ha assunto l’onere di sostenere le donne al di sopra dei trent’anni affinchè sappiano mettersi in gioco usando al meglio le loro capacità. Catanese di nascita e di origini semigiarresi, la Spina, esperta in lingue straniere, si definisce cittadina europea che ritorna spesso nella sua amata Sicilia, terra madre.

– Partiamo dalla sua professione: quando ha scoperto la vocazione di attrice?

“Fin dalla tenera infanzia uno dei miei giochi preferiti, già all’età di quattro anni,  era quello di formare un pubblico disponendo alcune bambole a ferro di cavallo in un teatro di fantasia, con  me stessa al centro, che facevo da   scenografa, coreografa  regista e attrice. E’ stata la mia seconda parola dopo “mamma”.Annamaria Spina

Lei ha esperienze di teatro, cinema e televisione. Che cosa l’attrae di più e per quale motivo?

“C’è un abisso fra i settori, per quanto attiene alla recitazione. Io mi sono formata in teatro ed è qui che nasce il vero attore perché non puoi assolutamente fingere, senza nessuna forma di doppiaggio come spesso avviene per gli altri  ambiti.  Un attore è  autentico se riesce a trasmettere delle emozioni o sensazioni in cui il pubblico possa immedesimarsi”.

Lei si è impegnata sul fronte della violenza alle donne: in merito ha prodotto un cortometraggio con la sceneggiatura di Antonella Sturiale, dal titolo Sei mia, dove assume l’impegnativo ruolo di protagonista. Di che si tratta?

“L’idea non ha una motivazione artistica, ma strettamente personale. Infatti scaturisce  da una brutta esperienza vissuta in prima persona ventuno anni fa, quando scampai a un tentato omicidio da parte del mio ex fidanzato. Ho deciso allora di spendere la mia vocazione attoriale per il bene degli altri, per rappresentare una voce significativa tra le mille che chiedono giustizia. La regia è di Leonardo Cinieri Lombroso, le musiche sono del compositore siciliano Giuseppe Furnari. Il progetto partirà dalla Sicilia, dov’è nato, e si estenderà in seguito sul territorio nazionale”.

 – Perché il titolo Sei mia?

“Io mi oppongo da sempre con tutte le forze al concetto di possesso nei confronti della donna che viene degradata a un oggetto, nel rapporto di coppia. Per me  il valore assoluto è la famiglia, ad esempio nel rapporto con i figli, ma l’unione tra uomo e donna si trasforma nel tempo, man mano che la passione si attenua. Come un fiore che muore dopo essere sbocciato, anche “l’amore passionale finisce fisiologicamente” come si riporta testualmente nel cortometraggio”.Annamaria Spina 3

– Approfondiamo il concetto della donna soggetto, che Lei ha sottolineato più volte in passato

“La donna, in quanto essere umano, è degna di rispetto assoluto e non deve puntare al rapporto matrimoniale come obiettivo primario della sua vita. Devo ammettere che abbiamo recepito questo tipo di educazione, ma dobbiamo preparare i nostri figli al giusto impatto con la realtà”.

– Parliamo della valenza morale del cortometraggio. Quale obiettivo si è prefissata?

“Io esprimo soprattutto un rimprovero e una protesta contro la magistratura e i politici, e una forte sensibilizzazione alla denuncia, perché tuteli quanto più possibile la donna dallo stalking, evitando così che degeneri tragicamente. E propongo un inasprimento delle pene, che non vengono applicate pur esistendo; promuovo il finanziamento di centri d’accoglienza per le donne bisognose e un’accelerazione della prassi burocratico giudiziaria per l’arresto immediato dello stalker già sulla base delle percosse e di quant’altro, come l’insistenza dei messaggi, sia indice di persecuzione. Inoltre mi sto battendo affinchè si consideri un reato la violenza verbale e psicologica, che arreca un dànno permanente a chi la subisce. Il presidente di Rai Cinema Paolo del Brocco deciderà se utilizzare il corto come spot per le reti nazionali”.

– Da cosa nasce la collaborazione con Antonella Sturiale?

“Dal fatto che lei, in qualità di presidente di un’associazione antistalking “Dignità donna”, è molto vicina a questa problematica. Insieme abbiamo scritto anche la sceneggiatura di un copione teatrale, sempre sullo stesso argomento”.Annamaria Spina 4

– Ci sono differenze rispetto al cortometraggio?

“Si tratta in questo caso di un lavoro con finalità prettamente didattiche, destinato alla divulgazione nelle scuole col benestare del Provveditore agli Studi di Catania, Antonio Gruttadauria. E’ stato lui a consigliarne la visione agli studenti più grandi, dalla terza media in su, a causa di una scena particolare, che è la simulazione del tentato omicidio”.

– A proposito del termine “omicidio”, che ne pensa dell’abuso di “ femminicidio” che sta sminuendo il punto focale della questione, cioè l’abbrutimento nel violare il rispetto per la dignità e la vita umana?

“La mia è essenzialmente una lotta contro la violenza fisica e morale, che è una piaga da debellare, pertanto io preferisco usare il termine “omicidio”.

– Nei paesi asiatici come Iran, Pakistan e Afghanistan, il problema della violazione dei diritti umani è quanto mai accentuato. Se Lei fosse nata e vissuta in quei luoghi cosa avrebbe fatto?

 “Avrei preferito morire per i miei principi. Dio ci ha dato il libero arbitrio e io sono molto credente. Ho rischiato la vita tanti anni fa proprio per essermi ribellata; non avrei tollerato nessuna forma di oppressione psicologica”.

– Nella sua tenacia di andare avanti c’è una grande voglia di scommettersi..

“Sì, soprattutto come donna, senza approfittare di nessuna situazione e al di là di un fattore sessista. La mia vita è imperniata su una dimensione sociale, voglio essere certa di aver fatto il possibile per migliorare il contesto in cui viviamo, dedicandomi anche a problemi come il bullismo”.

– Mi ha colpito una frase simbolo dell’attivista afghana Malalai Joya, già sfuggita a sei attentati “ ..Potete uccidere me, ma non potrete mai uccidere il mio spirito.” Vuole esprimere in proposito un messaggio di riscatto sociale a chi ne ha più bisogno?

“Sì, vorrei dire a tutte le donne che si sentono prevaricate e vessate: “ Ribellatevi e denunciate, perché alla base di tutto c’è la libertà del proprio essere”.

Anna Rita Fontana

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