CATANIA – La violenza sulle donne quanto il bullismo riguarda la sfera dei giovani. L’associazione nazionale antimafia Alfredo Agosta ha invitato i sostituti procuratori del Tribunale etneo per trattare questi delicati temi con gli studenti del liceo scientifico Galileo Galilei di Catania. Anche quest’anno l’associazione lancia gli incontri nelle scuole condotti dai magistrati catanesi; si comincia con una due giorni impegnativa che ha visto gli studenti del Galileo Galilei molto coinvolti. Presenti il presidente dell’associazione Agosta Fausto Sanfilippo, Giuseppe Agosta figlio della vittima di mafia Alfredo Agosta e l’avvocato Mariolina Malgioglio attivista dell’associazione. La dottoressa Garufi ha raccontato della violenza subita da molte ragazze vittime in famiglia, nella scuola e nel contesto delle amicizia.
«Ho incontrato una ragazza, più o meno, della vostra età, all’apparenza arrabbiata perché era stata scoperta la violenza che subiva da anni. In verità, aveva bisogno di grande aiuto per gli abusi che aveva sopportato per troppo tempo da parte del compagno della madre» racconta il sostituto procuratore. «Molto spesso chi subisce violenza non denuncia per il timore che il fatto sia conosciuto dagli altri, in particolare dai compagni di scuola e dagli amici. In Procura lavoriamo proprio su questo con la tecnica del massimo riserbo evitando di arrivare al processo con l’incidente probatorio che ci permette di sentire la vittima a porte chiuse» dice ancora la Garufi. Il magistrato parla ai ragazzi dei maltrattamenti in famiglia che non maturano solo in contesti disagiati ma anche in quelli più insospettabili. Grande partecipazione degli studenti quando il sostituto procuratore Alessandro La Rosa ha affrontato la tematica del bullismo. «Allorché, ad esempio, un genitore impreca davanti alla tv condiziona i figli, il bullismo nasce nel contesto familiare per emulazione» ha spiegato. I ragazzi hanno fatto tantissime domande cercando di capire come e quando intervenire quando sono testimoni di atti di bullismo. Hanno portato anche delle testimonianze con la voglia di denunciare.
La Rosa ha parlato anche del cyberbullismo che oggi si realizza sempre più frequentemente attraverso i social. In particolare ha precisato che sussiste reato anche in capo a chi, assistendo ad una violenza, la riprende con il telefonino e poi la mette online.

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