di Andrea Battaglia

Continua l’inchiesta sull’inaccettabile situazione di gravissimo degrado nel centro del parco di Vulcania: l’imponente edificio, un tempo “mirabile novità”, oggi mostra chiari segni di sofferenza.

I proprietari rimasti con uffici e servizi in attività sono messi a dura prova dagli atti di vandalismo, dalle non risposte positive da parte dell’Amministrazione comunale e per le spese indispensabili da affrontare periodicamente che cercano, comunque, di rallentare la ormai fine prossima della struttura. Importanti, a questo riguardo, le dichiarazioni rilasciate da Giuseppe Terranova, responsabile Clienti diretti dell’agenzia filiale “Agos Ducato S.p.A”, rispetto al suo personale disagio e quello dei suoi dipendenti.

Quanto influenza negativamente la situazione attuale dell’area, specialmente dal punto di vista delle condizioni igienico-sanitarie?

«Influenza moltissimo negativamente in conseguenza del degrado in generale, incentivato dall’episodio dell’uccisione del clochard. Vi è disagio da parte dell’utenza nell’osservare tali situazioni, dove si interviene quando i buoi sono ormai scappati. Questo è un mio parere. I signori del Comune ci dicono “Cosa possiamo farci noi?” senza comprendere che tra le persone coinvolte in questo enorme malessere vi sono soprattutto i residenti della zona oltre al Consiglio di quartiere la cui situazione, io sono convinto, dovrebbe essere risolta con l’avvio di una richiesta collettiva, tra privati e residenti, e non più individuale.»

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Essendo proprietà in locazione e non la società immobiliare della struttura, il singolo proprietario sa per certo che qualunque intervento edilizio, anche di semplice riparazione di un vetro, diverrà immediato “oggetto di divertimento” da parte dei vandali. Per ciò, crede fermamente Terranova, che sarebbe più che giusto «fissare rigide ma efficaci regole sull’ordine, sulla pulizia e sul decoro» che di certo non sono attualmente attinenti a un aristocratico quartiere, qual è Vulcania. Cionondimeno, ci si chiede se le norme di sicurezza tutelino realmente le attività in generale ancora presenti in luogo: una domanda alla quale ha dato risposta Gino Maltese, direttore responsabile del Centro medico fisioterapico ORIS.

«La struttura è stata abbandonata principalmente per gli alti prezzi delle botteghe e perché situata in un circondario aperto, ma malcurato e abbandonato dove solo in pochi riusciamo ancora a portare avanti un’attività economica. Ho provato a mettermi d’accordo col presidente della Terza Municipalità, Salvatore Rapisarda, per risollevare le sorti di un condominio poco efficiente: bisognava portare avanti belle iniziative che però, per mancanza di interesse, non sono mai andate in porto; ecco perché ormai questo luogo, al di là del concetto di umanità e cristianità che si può avere, è diventato dimora dei senzatetto, i quali hanno umiliato fortemente l’area dove è collocata la nostra attività, oltreché quello che si trova fuori da questo edificio. Io penso che l’avvocato Enzo Bianco, che ho già provato più volte a contattare, dovrebbe muoversi un po’ di più e aiutare l’Amministrazione a trovare un punto di svolta decisivo, che non si limiti al solo intervento di rimozione di macchine e sporcizia giornaliera. Per me, infatti, è un grande dolore, personalmente parlando, che tutto sia andato a morire. Tra l’altro, per il troppo lavoro e per quel budget che mi è consentito dalla Sanità, sono costretto a rifiutare molta gente, perché da solo non riesco ad accontentare tutti i clienti della regione e di fuori che vorrebbero essere visitati.»

IMG_1476Bisognerebbe, dunque, focalizzare l’attenzione su moltissime altre cose che non vanno, «cercando di fare di più di quanto non si riesce a fare: per esempio, partendo con il fissare regole generali, le quali devono essere rispettate e osservate da tutti.»

In conclusione, sembra, che i pareri di entrambi i titolari di attività differenti, ancora durature, portino ad un’unica conclusione: il bisogno iniziale di impostare norme e regole nell’osservanza dei principi di ordine, pulizia perenni per il possibile rilancio del mancato edificio, collocato all’interno del panoramico quartiere di Vulcania. Secondo le proposte dei dipendenti e residenti della zona, si dovrebbe, da principio, istaurare un nuovo comitato dei privati il cui ultimo, stando alle parole del cav. Maltese, è fallito dopo la chiusura dell’unico bar, avvenuta circa quattro mesi fa. Un primo e fondamentale ingranaggio dovrebbe essere attivato dalla rappresentanza di massima leva, cioè l’attuale società immobiliare che possa promuovere interventi di restauro e di pulizia giornaliera nelle zone con le botteghe ancora in vita, per cominciare.

Andrea Battaglia

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