Cambi di rotta nella filosofia di una delle aziende tecnologiche più influenti del pianeta e soprattutto parecchie innovazioni software.

di Alberto Molino

Mentre in Italia si svolgeva la Festa della Repubblica, dall’altra parte dell’Oceano Atlantico al Moscone Center di San Francisco in California, Apple teneva la World Wide Developers Conference 2014 per presentare tutte le sue ultime novità, al momento in ambito software piuttosto che hardware.

apple-conference-wwdc-2014-ceo-tim-cookTim Cook, nuovo CEO dell’azienda dalla morte di Steve Jobs, ha parlato per oltre due ore sul palco, spiegando che il futuro non si crea immettendo sul mercato altri oggetti fantascientifici, ma integrando e migliorando quelli già esistenti tra loro. Viene da chiedersi: si tratta di un definitivo cambio di rotta delle politiche aziendali rispetto alla visione del defunto Jobs o più semplicemente di un modo per consolidare il già vastissimo ecosistema creato dalla Mela? Ciò che salta agli occhi del grande pubblico sono i nuovi sistemi operativi sia per Mac che per iPad e iPhone, disponibili per gli sviluppatori dal 2 giugno 2014 e per tutti i possessori di dispositivi targati Apple gratis a partire da ottobre, rispettivamente chiamati “Yosemite” e “iOS 8”. Si tratta di due operative system che rispetto ai predecessori acquistano profondità e complessità grazie all’aggiunta di molte nuove funzioni, ma il dato più rilevante è l’integrazione, il dialogo tra i due software, il quale non mira assolutamente alla creazione di un ambiente unico per tutte le piattaforme, come nel caso poco redditizio di Microsoft, piuttosto a un fluido e funzionale scambio di dati. Il primo ad imboccare questa strada è stato Mavericks, il predecessore di Yosemite, che secondo le parole di Cook e i dati riportati da Apple «ha totalizzato 40 milioni di copie installate» a fronte degli 80 milioni di Macintosh in circolazione.

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Graficamente le novità più significative introdotte da Yosemite in ambiente desktop sono rappresentate dalle finestre translucide, le icone più divertenti e tondeggianti, i font leggermente modificati e i widget del centro notifiche ridisegnati da zero. Cambia “Spotlight”, il sistema di ricerca Apple per computer e dispositivi mobile, adesso in posizione centrale, ancora più integrato con la Rete e l’App Store, in grado di svolgere ricerche mirate in base a cosa si stia cercando, per esempio se si tratta di un’applicazione compariranno i risultati dello Store, mentre se si digita il nome di un famoso autore Spotlight rimanderà a Wikipedia.

Migliorato iCloud che diventa “iCloud Drive” al cui interno è possibile, oltre ad archiviare, gestire e modificare documenti con strumenti di editing più performanti come il nuovo “iPhoto”, una sorta di piccolo programma all-in-one per la fase di postproduzione delle fotografie.

Di iOS 8 vanno segnalati la funzione “Instant Hotspot”, una rivoluzione perché permette di rispondere alle chiamate di iPhone su iPad o su Mac e grazie ad uno swype di passare con tranquillità documenti da un dispositivo all’altro; “QuickType”, la nuova tastiera virtuale intelligente, sul modello di SwiftKey per Android, che finalmente dà la possibilità di scrivere a mano o con un pennino, di cambiare alfabeto (dal cirillico al cinese) e di dettare utilizzando microfoni esterni; “Tap to Talk” per i messaggi, funzione prelevata direttamente da WhatsApp che consente di inviare immagini e registrazioni audio con un solo tap; “HealtKit” e “HomeKit”: il primo per prendere nota di tutti i nostri parametri vitali (pressione arteriosa, kilometri percorsi, calorie bruciate), il secondo per trasformare iPhone e iPad in una stazione di domotica per la casa, cioè in un telecomando attraverso cui gestire le luci dei lampadari, la porta elettronica di casa o del garage ed eventualmente il sistema di videosorveglianza; infine “Metal”, la nuova libreria grafica concorrente ad OpenGL, per portare giochi 3D di ultima generazione, pari a quelli delle console, sui dispositivi Apple.

Alberto Molino

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